Il fotografo Ariete


Photo Angelo Zzaven - dalla serie "Key line" 2014

Il profilo del fotografo ariete
(21 marzo - 20 aprile)
Esuberante, audace, impaziente, impulsivo, il fotografo Ariete non desidera fermarsi su qualcosa, in nessun senso: ne' per pazientare con calma che la situazione evolva, ne' per dedicarvisi oltre il tempo che la sua istintivita' gli segnala come ancora interessante.

Rampante ma autonomo - e quindi non arrivista all'interno delle strutture, ma ambizioso di obiettivi personali - l'Ariete ha le caratteristiche essenziali per svolgere un'attivita' imprenditoriale da "cane sciolto" come quella del fotografo. Raramente, come normale corollario del suo carattere, l'Ariete fotografo si specializza in maniera maniacale: preferisce un sostanziale eclettismo e, anche quando arriva ad una specializzazione, l'affronta con dinamica progressione. Per questo motivo, tendenzialmente il fotografo Ariete non si fossilizza su un unico genere fotografico, ma evolve nel corso del tempo su differenti specializzazioni.

Non ama le mezze misure, non teme i cambiamenti, e' incostante ma entusiasta nel momento in cui si dedica a qualcosa.

Corpi solitari. Autoscatti contemporanei

Dal 2 Maggio al 2 Giugno 2014 presso Palazzo Trigona – Noto


a cura di Giorgio Bonomi

 
Marco Circhirillo, Tiziana Contino, Francesca Della Toffola, Luigi Di Sarro, Adriana Festa, Michela Forte, Piera Gemelli, Rosalba Giugliano, Rosario Leotta, Rori Palazzo, Sara Petrolito, Mario Pischedda, Giada Rochira, Mona Lisa Tina, Marilena Vita, Angelo Zzaven.
 
La mostra, nasce dal recente libro di Giorgio Bonomi Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea, Editore Rubbettino e s’inquadra all’interno della manifestazione “Nei Luoghi della Bellezza”. L’esposizione presenta una selezione di artisti, operata dal curatore Giorgio Bonomi, che con la fotografia hanno messo in pratica le modalità dell’autorappresentazione, spesso evidenziando una poetica di solitudine. Rappresentazioni del proprio corpo realizzate tramite tutte le possibili forme di autoscatto: da quello vero e proprio (con il temporizzatore, con la macchina fotografica in mano, con il flessibile, con il telecomando) alla fotografia realizzata da un assistente il cui compito è meramente esecutivo. Tecniche che consentono molte definizioni: “autoritratto”, “percezione di sé”, “identità”, “allo specchio”, e molte altre, per quel concetto di “autorappresentazione” che l’artista, da sempre, ha tentato. La mostra presenta un significativo gruppo di artisti, molti dei quali rappresentano notevoli emergenze del territorio regionale, alle prese con un modo nuovo di riflessione sulla propria identità, sul proprio corpo, sulla conoscenza di sé e sul sé come soggetto di narrazione. L’autorappresentazione è apparsa la più funzionale e la più appropriata per simili operazioni; la stessa componente narcisistica, certamente presente, assume un valore diverso se leggiamo il mito greco di Narciso non come esempio di futile vanità bensì come esemplificazione dell’operazione del conoscere, cioè il percepire l’altro da sé e comprenderlo, afferrarlo. Narciso muore nel tentativo di afferrare la sua immagine riflessa dall’acqua proprio per conoscere se stesso. Con il mito di Narciso si evidenzia che il desiderio di conoscere comporta rischi estremi, fino alla morte, come insegna anche l’altro grande mito sulla conoscenza, l’Ulisse dantesco. È evidente che in questa odierna società, sempre più spersonalizzata e basata sull’immateriale, il percorso di riappropriazione non può che partire da se stessi e dal proprio corpo. Un altro dato interessante consiste nel fatto che tra gli artisti che usano l’autorappresentazione, sono prevalenti le donne. Per spiegare il fenomeno possiamo ricorrere a tutte le categorie indicanti le caratteristiche femminili: intimità, riservatezza, immediatezza, pudore e così via, se non le interpretiamo in modo mellifluo e se accettiamo la lezione più accreditata del femminismo che contempla non l’uguaglianza bensì l’esaltazione delle differenze di genere. Infine, perché proprio l’autorappresentazione? Perché questa forma di espressione permette all’artista di unificare soggetto ed oggetto senza mediazioni e di fruire di una completa solitudine nell’atto creativo, evitando, a livello concettuale e metodologico, ogni interferenza esterna, positiva o negativa. Così l’autore si trova “solo” e carico di una responsabilità, etica ed estetica, maggiore e con una dose assai più ampia di rischio: sfida che in questa mostra è essenziale e alla base di risultati importanti.